« Sto troppo bene per pensare a una scrivania,ma un futuro da presidente non lo escludo.»
Effetto Alex. Si chiama così e di solito fa impazzire i centralini così come i difensori avversari. Perché se si mette il capitano bianconero in uno studio televisivo aprendo i telefoni per collegarsi con lui, come minimo si ottiene un bell’ingorgo di chiamate che nemmeno le auto in tangenziale. Ieri, più o meno all’ora delle code, cioè verso le cinque è successo questo. Del Piero, finito l’allenamento, si è presentato negli studi di Juve Channel, dove lo aspettava una conturbante Valeria
Ciardiello, e da lì in poi è stato delirio. Ragazzi che non riuscivano a spiccicare parola una volta presa la linea, ragazze che ne dicevano pure troppe, chi gridava, chi si emozionava, chi balbettava, chi piangeva. Mezzora passata troppo in fretta per riuscire ad accontentare tutti. Mezzora nella quale sono piovuti tutti i complimenti del mondo al giocatore, che ha risposto sorridendo, ringraziando e scherzando. Mezzora di vera alexmania, nella quale il capitano ha aiutato il popolo bianconero a dimenticare la sconfitta della sera prima e pensare positivo insieme al suo sorriso. Dicendo anche cose curiose e interessanti.
FUTURO PRESIDENTE«Io come Boniperti? Non lo so, non ne ho idea. In questo momento sto molto bene, segno e quindi sono concentrato solamente sulla carriera da calciatore.
Ma per il futuro vediamo: non scarto nulla a prescindere ».
FUTURO DS«Non credo, anche perchè chi sta facendo questo lavoro (Alessio Secco ndr) è giovane e lo sta facendo bene, con grande impegno. Poi, naturalmente, tutti possiamo migliorarci. Ma la cosa più importante è mettere sempre grande impegno»
PRONTO, AVVOCATO? «Le telefonate con l’avvocato Agnelli non erano mai banali. Ogni volta cercavo di intuire cosa potesse dirmi, ma non ci riuscivo mai. Mi stupiva sempre, le sue osservazioni erano insolite. Mi faceva notare sempre delle cose nuove, che neanche i giornalisti avevano ancora sottolineato. Era un vero appassionato di calcio e un acutissimo osservatore del nostro mondo».
GERMANIA 2006 «Quella rete nei minuti finali contro la Germania è stata uno dei picchi più alti della mia carriera professionale. Qualcosa di eccezionale visto il clima: avevamo il 75% dello stadio che tifava contro di noi e c’era un ambiente da brividi. E poi ha significato la certezza della finale: il massimo. Non direi però la più bella in assoluto, perchè poi c’è stata anche la finale e la vittoria mondiale. Eppoi le tante gioie che mi sono tolto con la maglia della Juve».
TEDOFORO 2006«Portare la fiaccola olimpica delle Olimpiadi torinesi è stato bellissimo. Anche perchè in quell’occasione non ero il personaggio, bensì uno dei tanti che aveva la fortuna di portare il simbolo dello sport in generale».
WOYTILA «L’incontro con il Papa è stato emozionante. Penso sia stato un Papa diverso, con qualcosa in più degli altri. Perciò quando l’ho incontrato mi ha fatto un effetto particolare, come certi incontri con l’Avvocato».
MISTERO TIAGO«E’ un grande giocatore, ma finora non è riuscito a dimostrarlo appieno. Ma è una cosa che capita a tanti quando arrivano in una nuova realtà. Tiago è capace di fare tuttto, deve stare solo tranquillo e allenarsi bene, come peraltro sta facendo. Di qui alla fine sono sicuro che ci darà tantissimo».
STENDARDO «Mi sembra che sia partito veramente bene. Tutta la Juve, mercoledì sera, ha fatto una bella prestazione, abbiamo concesso poco all’Inter. Stendardo è stato bravo, anche perché dovete considerare che non è mai facile inserirsi nei meccanismi di una squadra nuova, soprattutto in quelli difensivi».
LA LINGUACCIA«E’ nata in modo casuale, in modo molto naturale. Poi è diventata una specie di rito dopo ogni gol, anche un po’ scaramantico...».
TOBIAS«Se facesse il calciatore?
Sarei contento, come sarei contento se si realizzasse con un altro mestiere. Di sicuro lo lascerò libero, non come vedo fare a certi genitori quando vado a vedere le partite giovanili. Fare il calciatore, in Italia, è un privilegio, ma non arrivare in serie A non deve essere visto come un fallimento».
IL 10 AZZURRO«Sì, l’avevo lasciato a Totti... Dopo tanti anni col 10 e con tante soddisfazioni ho preso il 7, ovvero il numero che avevo da bambino nei Pulcini, per cercare di avere ancora più fortuna: col 10 infatti avevo perso la finale degli Europei. Beh, devo dire che la scelta è stata azzeccata: col 7 ho vinto il Mondiale. Così, ora che Totti ha lasciato l’azzurro. Vado avanti col 7, ormai è questo il mio numero, ma solo in Nazionale.
Con la Juve sarò sempre il 10
».